Claudio Ciardi è un’artista.

Per quasi quarant’anni ha dipinto in modo figurativo, raccogliendo i consensi di appassionati d’arte

da tutti i continenti.

Ha venduto tanti quadri.

E’ riuscito a vivere professionalmente di pittura.

Questo blog vuole dare spazio alle sue necessità espressive , ai nuovi dipinti e ai suoi scritti.

E’ indubbio che questo “secondo tempo” si arricchirà di novità.





NOTE CRITICO BIOGRAFICHE

CLAUDIO CIARDI è nato a Castellabate di Salerno nel 1962. Dal 1970 vive e lavora a Torino

Dall’idillio napoletano ai paesaggi piemontesi dell’Ottocento è tracciabile, idealmente, un filo che si traduce nell’interpretazione della natura non intimamente romantica e tuttavia con una penetrazione che, senza privilegiare lo stato d’animo dell’artista o la realtà paesaggistica, disegna un equilibrio tra le due parti, tra la distesa pratica, il giardino ed il pennello. È una considerazione che spontaneamente sorge in chi osserva, non superficialmente, le opere di Claudio Ciardi. Non è, naturalmente un rapporto statico: oggi la campagna, come le luci sul proscenio, presenta un filo rosso, vivo, di papaveri, e si annuncia con un saluto festoso, domani è la gioia che prorompe dall’animo del pittore a invadere il campo ed allora è una luminosità diffusa ad insinuarsi tra le erbe, i cespugli, le macchie folte degli alberi. I quali alberi, o singoli o a gruppi, sono di frequente chiamati ad impaginare, ed in tal caso l’elemento compositivo si presenta nella sua evidenza, pur con discrezione, la distesa prativa o l’accavallarsi, non irruento, delle colline o ancora una superficie acquorea in cui le fronde si specchiano come ad una fronte, di spontaneità e di freschezza.

Se è vero che Claudio Ciardi pone, tra gli elementi che caratterizzano la sua pittura, in primo luogo il rispetto della forma e dei colori naturali mutua soprattutto lo stimolo, è pur vero che egli non rifugge dall’evidenziare un’elementare figura geometrica, il triangolo o il trapezio, ad esempio, come per ricordare a se stesso e a noi che la campagna, così ordinata, così pettinata, nulla lascia al caos e che l’armonia si ottiene con tasselli che, anche se non visibili in primis, determinano l’insieme del mosaico.

Ciò si può dire di un prato, di un campo, di uno scorcio vallivo, mentre per quanto attiene al paesaggio urbano, è il tracciato urbanistico a prevalere e con esso le architetture. E sempre un raggio di sole, come per i cespugli, come per gli alberi, rimbalza sul selciato: ed è questa la sensibilità solare che emerge dall’animo dell’artista e si comunica alle piazze, ai giardini, alle strade.

Per farle sue e per dare ad esse qualcosa di sé.

Aldo Spinardi

Dire di un autore di cui molti hanno già detto e scritto non è sempre facile, a volte diventa banale o addirittura ripetitivo. Si citano “stilemi, evoluzioni interiori, correnti di probabile appartenenza, artisti da cui discende tout-court…”. Per chi avesse invece avuto la fortuna di leggere, tra gli altri, “La scoperta dell’alfabeto” di L. Malerba (bibbia di chiarezza e semplicità letteraria) o per chi comunque ama anche nella critica d’arte il capibile ed il facile, basterà affermare che i quadri di Ciardi sono belli, piacevoli, allegri e ben dipinti. Punto e basta.

Ciardi infatti comunica in modo comprensibile: conosce il linguaggio pittorico ed i segni che lo compongono e così permette ad ognuno di partecipare al suo modo di vedere e sentire le cose. Nelle sue opere i segni visivi, i punti, le linee, i colori, le superfici, si intrecciano formando un tutt’uno dotato di significato e l’immagine assume un senso chiaro e fruibile ma anche interpretabile. Le Portofino, i campi di papaveri, le baite innevate, le piazze animate non hanno bisogno di analisi cerebrotiche o di ricerca critica macchinosa. Sono lì, piacevoli, accattivanti, eseguite in modo magistrale, mai penosamente ripetitive e sempre di stimolo per chi desidera recuperarvi una personale sensazione. Se proprio sono da ricondurre ad una linea si possono accomunare alla tradizione della ricerca di un bello scenario vedutistico che si accredita nel primo Seicento e che, per dirla col critico Raffaello Causa, si svolge in modi di linguaggio sempre sostenuti dalla necessità di essere piacevolmente al passo con le più attuali espressioni dell’arte europea.

Giorgio Barberis

Se il secolo scorso è stato caratterizzato da una pittura bella, anche se a volte ripetitiva e scontata, il ‘900 ha reagito con proposte di rottura le quali, pur raggiungendo suggestioni, e lirismo elevati in certi autori, hanno evidenziato pessimi risultati nella grande massa di proseliti emersa.

Pittura sporca, pittura spazzatura (èlitariamente trash),installazioni macchinose e risibili, animali imbalsamati ed insultati nella loro perfetta armonia corporea, fotografie “d’arte” con inquietanti quanto aberranti inquadrature.

Il senso artistico è dunque morto? Per chi vuole stupire a tutti i costi certamente, così come per coloro che credono basti un pennello intriso di colore e posato su una tela per definirsi “pittori”.

Ma fortunatamente qualche stella brilla sempre anche in cieli cupi ed opprimenti.

E’ il caso del bravo Claudio Ciardi: pittore vero di questo scombinato clima artistico di fine millennio che riesce ancora a dedicarsi alla natura comunicandone la bellezza in modo antiromantico, oggettivo e tecnicamente perfetto. Le sue opere sono infatti caratterizzate da un linguaggio compositivo che, sfruttando i segni visivi, le linee, i colori, le superfici, porta l’immagine ad essere universalmente fruibile e soggettivamente interpretabile. Le Portofino, i campi di papaveri o lavanda, le calette marine animate di quanto in quando da figure decorative, si rivelano così piacevoli, accattivanti, mai penosamente ripetitive e sempre di stimolo per chi desidera recuperarvi una sensazione personale, E’ il rinascere della PITTURA, quella vera, quella che per essere tale deve svolgersi in modi di linguaggio universale sempre sostenuti dalla necessità di rivelarsi, ancorchè nel classicheggiante, piacevole al passo con le più attuali espressioni artistiche internazionali.

Giorgio Barberis

Come per la totalità degli artisti con il pennello e la tavolozza, Claudio Ciardi si accosta al vero, dai paesaggi naturalistici a quelli urbani, con reverente rispetto delle prospettive e delle cromie ma nel medesimo tempo con l’occhio attento alle modulazioni atmosferiche ed alla possibilità di insinuare nel realismo visuale addendi personali. In effetti non si tratta solo di un operare manuale e tecnico bensì del risultato di un ripensamento mentale, un elaborazione, in particolare, dell’effetto luce che Ciardi distende sul soggetto in tutta l’apertura del dipinto, facendo funzionare le assonanze e dissonanze delle ombre e delle luminosità senza un punto focale preciso. In questa maniera si ottiene un’attenzione maggiormente corale delle tematiche affrontate. Piacevolmente discorsivo Claudio Ciardi possiede una robusta pennellata ed una acuta sensibilità ai colori, tanto da essere in grado di ricreare momenti e luoghi con armoniosa concentrazione, un effervescenza tattile che va, per il fruitore, oltre al semplice “guardare”, fuori dalla retorica troppo sentimentale senza escludere la suggestione.

                                                                                                                  Vittorio Bottino

Claudio Ciardi, possiede la natura, identificandosi in essa ed il risultato finale è un rapporto d’amore.Un impegno che gli permette di compiere fino all’ultimo la sua educazione figurativa con purezza e senza mentire a se stesso. La sua tavolozza, impressionisticamente, è ricca di innumerevoli tonalità che arricchendo e completando l’ambiente lo esaltano in una dimensione vitale e luminosa. E’ con la naturale freschezza che il pittore trasforma le sue opere in veicolo emozionale. Di chi trae dal proprio cuore e dalla propria esperienza la parola della comunicazione.

                                                                                                                                      Antonio Oberti

…la tendenza alla dialettica, propria di questo artista, porta senz’altro i suoi frutti nei termini di una continua evoluzione della realizzazione pittorica che colloca il suo figurativo tendenzialmente classico in un’ottica di ricerca e innovazione.

Trasformazioni che devono comunque passare da una provata e consolidata conoscenza e sperimentazione della sua identità di artista attraverso un approccio naturalistico e impressionistico all’immagine.

La dialettica con la realtà diviene anche il momento di partenza della ricerca interiore nel momento della realizzazione e del compimento dell’opera d’arte, attraverso il fissarsi di una serie di emozioni.

Musa ispiratrice è dunque la realtà della vita in momenti di particolare stimolazione percettiva, in condizioni di luce e contrasto cromatico particolari.

                                                                                                                                               Federica Grisendi

SAGGI CRITICI E RECENSIONI

Claudio Bosticco – Vittorio Bottino – Federica Grisendi – Antonio Oberti

Nello Fusaro – Aldo Spinardi – Giorgio Barberis

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